Come guadagnano gli artisti italiani da streaming, live e SIAE: il mix di entrate

Ma cosa significa questo per un musicista italiano in attività, che cerca di trasformare la professione in uno stipendio dignitoso? Questo articolo si concentra su dove finiscono effettivamente i soldi per i titolari dei diritti. Delinea le categorie retributive attraverso diverse fonti di reddito, come i proventi degli autori.
Lo streaming domina il mercato discografico italiano
Nel mercato musicale italiano del 2023, lo streaming è il re. Secondo l'associazione di categoria FIMI, i ricavi dello streaming sono cresciuti del 16,2% su base annua, superando i 287 milioni di euro. Questo ha rappresentato un impressionante 65% dei ricavi totali della musica registrata nel Paese.
Questa tendenza non è nuova. Un report di metà 2023 di All Music Italia mostrava ricavi da streaming a quota 139 milioni di euro solo nei primi sei mesi del 2023, segnando un aumento del 16% rispetto allo stesso periodo del 2022. Lo streaming rappresenta ormai l'84% del consumo di musica registrata in Italia.
Tuttavia, è importante notare che queste cifre rappresentano i ricavi totali del mercato, non ciò che ricevono i singoli artisti. I compensi effettivi per autori e interpreti possono essere molto più bassi. Le royalty di streaming per brano compaiono raramente nei report di trasparenza delle piattaforme.
La musica dal vivo come principale fonte diretta di guadagno
Mentre lo streaming domina il mercato discografico, la musica dal vivo rimane la principale fonte diretta di guadagno per gli artisti italiani.
Nel 2023, gli eventi di musica dal vivo, ballo e intrattenimento musicale hanno generato oltre 780 milioni di euro di incassi al botteghino, secondo i dati SIAE citati dall'associazione di categoria FIMI. Questo rappresenta il 56,8% di tutti i ricavi musicali diretti nel Paese.
Queste cifre evidenziano l'importanza strutturale delle esibizioni dal vivo per il reddito di un musicista italiano in attività. Se lo streaming è una fonte di entrate in crescita, resta comunque indiretto e intermediato, mentre il reddito dal vivo è diretto e può essere consistente.
Come la SIAE raccoglie e distribuisce le royalty
In Italia, la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) gestisce il diritto d'autore per conto di autori ed editori. Rilascia licenze per l'uso di opere protette, riscuote i diritti e distribuisce i proventi risultanti agli aventi diritto.
A partire da ottobre 2025, la SIAE ha iniziato a liquidare le royalty musicali delle piattaforme di streaming e download su base trimestrale, ogni 90 giorni. Si tratta di un cambiamento rispetto al precedente calendario di ripartizione.
Il denaro raccolto dalla SIAE proviene da diverse fonti, tra cui emittenza radiotelevisiva, esecuzioni pubbliche e copia privata. Il regolamento generale della SIAE, aggiornato l'ultima volta a luglio 2025, stabilisce il quadro di ripartizione e distribuzione dei diritti tra autori, compositori, editori e altri beneficiari.
Autore, compositore, editore: dentro la ripartizione SIAE
Secondo il sistema tradizionale della SIAE, i diritti di esecuzione musicale (DEM) sono ripartiti in 12/24 al compositore e 12/24 all'autore del testo, con gli autori che spesso cedono contrattualmente metà della propria quota all'editore musicale. Per i diritti di riproduzione meccanica (DRM), gli autori cedono in genere il 50% all'editore.
Tuttavia, una riforma entrerà in vigore nel 2026, sostituendo le vecchie frazioni in ventiquattresimi con ripartizioni percentuali. Il nuovo modello standard assegnerà il 50% dei diritti al compositore e il 50% all'autore del testo per la quota d'autore di un'opera.
Queste ripartizioni determinano quanta parte dei diritti riscossi dalla SIAE arrivi infine ai singoli autori. Tuttavia, queste non sono cifre relative al reddito diretto dell'artista. Bisognerebbe tenere conto dei contratti discografici, delle percentuali del management e dei costi dei live.
Oltre lo streaming e i live: copia privata e altri diritti
Oltre ai compensi da streaming e live, gli artisti italiani ricevono anche le royalty per copia privata.
La legge prevede che il 50% della quota audio del compenso sia destinato ad autori ed editori musicali, con la SIAE incaricata della ripartizione tra gli aventi diritto. Per il video, il 30% della quota video è riservato agli autori, mentre il restante 70% è suddiviso tra produttori cinematografici, produttori di videogrammi e artisti interpreti ed esecutori.
Nel 2025, la specifica quota ex articolo 71-octies della legge n. 633/1941, pari a oltre 12 milioni di euro, è stata ripartita per il 45% agli autori, per il 45% agli artisti (interpreti ed esecutori) e per il 10% ai lavoratori autonomi che riscuotono i diritti tramite contratti di mandato con le società di gestione collettiva.
Su cosa può e non può contare un artista italiano in attività
In sintesi, per un artista italiano in attività, lo streaming è una fonte di guadagno in crescita ma intermediata, mentre la musica dal vivo si configura come il principale flusso di reddito diretto. I diritti gestiti dalla SIAE per trasmissioni, esecuzioni e copia privata aggiungono entrate ricorrenti ma complesse.
Tuttavia, è fondamentale riconoscere le lacune nei dati disponibili. [TO VERIFY - non esistono report sui redditi dei singoli artisti derivanti da fonti come indagini di settore]. I dati esistenti sono limitati ai ricavi a livello di mercato e alle regole di ripartizione dei diritti, non alla suddivisione effettiva del reddito per i singoli artisti.
Queste avvertenze implicano che, pur potendo descrivere i flussi di entrate osservabili, non possiamo delineare con attendibilità giornalistica le proporzioni concrete del reddito. Qualsiasi percentuale in merito sarebbe speculativa, non un dato accertato.