Come viene disegnato il percorso del Giro d'Italia — e quanto paga una città di tappa per farne parte

Il business dietro il percorso rosa
Il percorso del Giro d'Italia è molto più di una semplice mappa sportiva; è una mappa commerciale e politica. La corsa si regge su regolamenti formali e ingenti quote di ospitalità, con partenze dall'estero e arrivi nella capitale che riflettono le esigenze di ricavi e visibilità dell'evento.
Il regolamento del Giro 2026 fissa rispettivamente Nessebar, in Bulgaria, e Roma, in Italia, come sedi di partenza e di arrivo. Il versamento stimato di 12,5 milioni di euro da parte della Bulgaria per la Grande Partenza, descritto come di gran lunga superiore a quanto le regioni italiane potrebbero sborsare, suggerisce la potenza economica delle partenze dall'estero.
Cifre analogamente elevate si riscontrano al Tour de France, dove negli ultimi anni le città estere ospitanti hanno versato ad Amaury Sport Organisation quote superiori ai 5 milioni di dollari. I costi di preparazione locale (ad esempio lavori stradali, deviazioni del traffico, infrastrutture) per queste partenze raddoppiano solitamente tale cifra, fornendo un parametro per comprendere la portata delle partenze estere nei grandi giri ciclistici di tre settimane.
Con Roma che ospita l'ultima tappa del Giro per il quarto anno consecutivo, a indicare un rapporto strategico continuo, la quota di 1,5 milioni di euro versata dalla capitale nel 2023 e quella prevista di 1,2 milioni a edizione per le gare future, a cui si aggiungono le spese locali per i servizi, evidenziano ulteriormente l'importanza economica e politica dell'evento.
Come una città diventa sede di tappa del Giro
Per entrare nel Giro, i comuni e le regioni devono candidarsi attraverso una procedura formale. Solo comuni, regioni o enti promotori possono presentare domanda tramite il modulo ufficiale "Diventa Città di Tappa", inviato a RCS Sport.
Per fare un esempio, la giunta comunale di Ravenna ha approvato una convenzione con RCS Sport del valore di 70.000 euro più IVA per ospitare una tappa del Giro, per un totale di 85.400 euro. Dati precedenti del 2019 mostrano che Alghero ha pagato 160.000 euro (di cui 120.000 dalla Regione Sardegna) per ospitare la Grande Partenza, Alberobello ne ha versati 60.000 per un arrivo di tappa, Molfetta 30.000 per una partenza e la quota di Castellania è riportata da alcune fonti in 20.000 euro e da altre in 40.000, più IVA.
Nel 2023, Roma ha pagato circa 1,5 milioni di euro per portare il Giro d'Italia in città, coprendo la spesa con i finanziamenti del Recovery Fund europeo (PNRR). Un successivo accordo per le edizioni future prevede il versamento da parte di Roma Capitale a RCS Sport di un importo di 1,2 milioni di euro a edizione, a cui si sommano le spese locali per lavori stradali, pulizia, sicurezza e infrastrutture dell'evento.
Chi disegna davvero la mappa?
Il processo di selezione del percorso del Giro coinvolge diversi attori chiave e una chiara catena di presentazione. Le città candidate competono per aggiudicarsi un posto sul tracciato, ma le decisioni finali spettano a RCS Sport e ai suoi intermediari.
Ad esempio, i verbali del consiglio comunale di Belfast del 2013 confermavano che la selezione finale di tutti i percorsi per le tappe del Giro 2014 in Irlanda del Nord era stata effettuata da RCS MediaGroup e dai suoi intermediari irlandesi, Shadetree Sports.
La presentazione ufficiale del percorso del Giro 2023 si è tenuta il 17 ottobre al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano. Nel 2021, il percorso del Giro d'Italia 2022 è stato svelato a tappe. Si è trattato di una deviazione dal consueto modello di annuncio unico: sono state prima introdotte sette tappe per velocisti, poi quelle collinari, per poi confermare infine le date e la conclusione.
Tutti questi dettagli sono recepiti nel regolamento del Giro d'Italia 2026, che funge da documento formale di sintesi di questo percorso, fissando luoghi di partenza e arrivo, soggetti partecipanti e regole. Questo regolamento, emanato da RCS Sport, sancisce l'accordo ufficiale di tale processo.
Logistica: cosa compra davvero una Grande Partenza
Ospitare una partenza all'estero o un gran finale nella capitale non è solo una questione di quote; comporta una vasta operazione logistica e trasferimenti aggiuntivi, con un impatto sia sulle città che sulle squadre.
Per esempio, la partenza bulgara del Giro nel 2026 aggiunge circa 1.000 chilometri di trasferimenti e almeno una nottata fonda per il gruppo. Questo significa viaggi extra per le squadre e una maggiore pressione sulla macchina logistica.
Le squadre ciclistiche hanno tentato di negoziare un compenso più elevato con RCS Sport a causa dei costi aggiuntivi della partenza bulgara. L'organizzatore ha inizialmente offerto 115.000 euro per squadra più 5.000 euro in voucher aerei. Tuttavia, le squadre chiedevano 160.000 euro a team, per un totale potenziale di 3,68 milioni di euro per l'intero gruppo del Giro.
Il Tour de France offre un utile termine di paragone per comprendere le esigenze logistiche legate all'accoglienza di una partenza dall'estero. Per ogni Grand Départ all'estero, chi ospita si fa carico, oltre alla quota di adesione, dei lavori stradali, della gestione del traffico e delle infrastrutture per il pubblico. Sebbene questo esempio provenga da un'altra corsa, stabilisce un parametro per la portata dei preparativi logistici che accomunano anche il Giro.
Da Ravenna a Roma: costi su scale diverse
L'esperienza di ospitare il Giro varia notevolmente tra i piccoli centri italiani e le grandi città o i governi stranieri. Ciò mette in luce come la medesima corsa possa spaziare, lungo il suo tracciato, da progetti di orgoglio locale a importanti accordi geopolitici e finanziari.
Ad esempio, il contratto di Ravenna per la partenza di una tappa del Giro è costato 85.400 euro. Le quote note di altri comuni offrono un'idea di questa variabilità. Alghero ha versato circa 160.000 euro per la Grande Partenza, Alberobello ha pagato 60.000 euro per un arrivo di tappa, Molfetta ne ha spesi 30.000 per una partenza e la cifra di Castellania oscilla tra i 20.000 e i 40.000 euro, più IVA.
All'estremo opposto si colloca Roma, che ha concordato di pagare tra 1,2 e 1,5 milioni di euro circa a edizione, più i costi locali, per ospitare il gran finale del Giro. Questo in aggiunta alle spese municipali per i servizi. Roma ha ospitato la tappa conclusiva per il quarto anno consecutivo, a dimostrazione di un impegno costante verso la corsa.
A differenza dei comuni italiani, si stima che il governo bulgaro sborserà circa 12,5 milioni di euro per la Grande Partenza del 2026, una cifra ben al di là di quanto qualsiasi regione o comune italiano possa permettersi. Questa cifra considerevole mette in risalto la complessità logistica insita nell'ospitare una partenza dall'estero, compresi i 1.000 chilometri di trasferimenti supplementari per le squadre.